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Crocifissione (R. Guttuso)


CROCIFISSIONE
(Renato Guttuso, 1941, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna)


A sparire, nel quadro, è la centralità di Gesù, messo in secondo piano. Col risultato che, dei tre uomini in croce, il più evidente è uno dei ladroni.
Il punto di vista nuovo, che spiega il successo dell'opera al suo apparire, porta ad accorgersi degli altri sulla collina. Dove - a canzonare Gesù - sono addirittura in tre (i capi, i soldati e uno dei malfattori), sostanzialmente con lo stesso messaggio: «Tu che hai il potere di tirar fuori gli altri dai casini... ora, il potere, tiralo fuori per te».

Köder, Mi avete dato da mangiare (Le opere di misericordia corporale)

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Sieger Köder, Mi avete dato da mangiare (Le opere di misericordia corporale), olio su tela XX sec. Collezione Privata


Köder, il pittore con la tonaca che dipinse la misericordia


Sieger Köder, artista scomparso recentemente, sacerdote tedesco che ha illustrato quasi tutta la Bibbia, condensa tutte le sette opere di misericordia dentro una casa. Le rivisita con un’edizione, per così dire, familiare. Certo non è una casa qualunque, è la casa di Betania, la casa di Marta, di Maria, di Lazzaro. È la casa degli amici di Gesù.
In primo piano ci sono mani che danno da mangiare, spezzano il pane per un povero; come ha fatto Cristo con noi, prima di morire. Questo gesto è la chiave d’apertura per tutto il dipinto. In una casa, prima del pane o del cibo, si spezza il proprio cuore, il proprio corpo, in favore di coloro che amiamo.

Il figliol prodigo (Chagall)

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Marc Chagall
Il Figlio prodigo
1975, olio su tela, 162x122 cm
Collezione Privata, St. Paul de Vence

È il 1975 ed il pittore bielorusso ha ottantotto anni. Nella sua lunga vita ne ha passate tante. Era solito dire: “Io sono nato morto” quando, ricordando le sue origini ebraiche, raccontava la sua nascita avvenuta nello stesso giorno in cui il suo villaggio era stato attaccato dai cosacchi durante un pogrom. Era il 7 luglio 1887 e la sinagoga di Vitebsk veniva data alle fiamme.
Poi conobbe l’antisemitismo sovietico, il nazismo tedesco, l’esilio in Francia e negli Stati Uniti e lo strazio della morte della sua giovane ed amatissima moglie Bella.

Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso (Chagall)

Marc Chagall Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso olio su tela cm 190x284 Museo del Messaggio Biblico Nizza.
Nell’antico giardino dell’Eden, l’albero proibito era bello da vedere e desiderabile agli occhi. Ed è sempre vero: il giudizio passa dallo sguardo e lo sguardo implica il giudizio. Non ne facciamo quotidianamente esperienza?

La creazione dell'uomo (Chagall)


Marc Chagall – La creazione dell’uomo – 1956-58 – Musée national Marc Chagall, Nizza
Marc Chagall - La creazione dell’uomo - 1956-58 - Musée national Marc Chagall, Nizza
La grande tela, presenta Adamo che, abbandonato nelle braccia dell’angelo, si contrappone alla figura del Crocifisso nella sfolgorante girandola della Creazione Al  centro della girandola appare il sole, l'energia iniziale, la sfera di fuoco lanciata nel cielo dalla Creazione, Il suo ruotare associato al colore stridente del vermiglio associato a toni freddi e caldi mischiati, crea nell'opera un elemento motore  che trascina l'insieme della composizione -  cerchio  e diagonale - cui si aggiunge il colore: giallo raggiante del cielo, azzurro fondo della terra  e culmina  nella grande figura del Cristo crocifisso.                                                                                                      

La Samaritana (de Torres)

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Julio Romero de Torres (1874-1930) La Samaritana olio su tela Cordoba

Il realismo di Torres consegna la samaritana alla sua anfora. Egli la coglie prima della resa, ancora tenacemente attaccata al suo pensiero e alle sue abitudini mondane. Gesù le sta vicinissimo anzi, la invita quasi abbracciandola a una verità che sta più in alto, ma lei non pare desiderosa di capire. La Samaritana spagnola né guarda nel pozzo della sua miseria, né si lascia provocare dall’invito a guardare più in alto. Rimane lì con gli occhi fissi su di noi, forse un poco accusandoci di essere simili alla generazione di Cristo: «vi hanno suonato il flauto e non avete ballato, vi hanno cantato un lamento e non avete pianto». Sì, la donna di Torres ci somiglia di più, un po’ di più della samaritana di Köder. Forse dobbiamo deciderci a guardare nel profondo della nostra oscurità per ritrovare la luce che permetta di mirare più in alto e riprendere consapevolezza di ciò che siamo e di sia Colui che ci ha generato.

Annunciazione (Waterhouse)

 
 
 
John William Waterhouse, Annunciazione, olio su tela 1914, olio su tela, 99 x 135 cm, Sotheby 's, Stati Uniti d'America

Si comprende allora lo spavento di Maria e il rapido portarsi la mano al petto e alla testa: i principali luoghi ove si gioca la vittoria sul male. E se qui è porto alla Vergine il giglio, simbolo della novità dell’Incarnazione, là, in Giovanna d’Arco, è offerta la spada, segno della lotta che il regno di Dio combatte in questo mondo. Fu Gesù stesso ad annunciare tale lotta quando disse: non sono venuto a portare la pace, vi dico, ma la spada. E non è certo un incitamento alla guerra quello di Cristo, pur tuttavia la sua voce, come quella udita dalla Pulzella d’Orleans, ci sveglia da un pacifismo comodo che dimentica la lotta contro il male. Non è un caso se una donna del calibro di Giovanna sorse in Francia durante la guerra dei cent’anni contro l’Inghilterra! Ancora oggi queste due nazioni sono al centro delle sfide moderne tese a conculcare le radici cristiane dell’Europa; sono al centro della lotta contro l’ideologia gender, con il fenomeno delle Manif pour tu (o delle Sentinelle in piedi); al centro della lotta contro il fondamentalismo islamico, con i giovani mussulmani inglesi che girano con la scritta 2033, promettendo per quella data la vittoria demografica mussulmana. Così Giovanna d’Arco nel ritratto possente di Thirion si sottrae a tutte le polemiche antiagiografiche e ci risveglia con la sua spada alla necessità di una legittima difesa. Una difesa che passa per la via del fuso, simbolo della paziente semplicità e del coraggio che solo le donne, con la loro dedizione educativa verso l’uomo, sanno attuare. Giovanna, dunque, è la vera femminista cristiana che ci restituisce alla difesa contro le imperanti ideologie che violano i diritti cristiani, quali la vita, l’identità di genere e la libertà religiosa.

Ultima cena (Koder)

L'Ultima Cena, di Sieger Koder
Sembra un forno, la piccola stanza del Cenacolo dove l'artista Sieger Köder dipinge la sua Cena. Un forno caldo e accogliente attraversato però da un'ombra improvvisa.

Attorno alla tavola ci sono i Dodici, anzi gli Undici perché Giuda se n'è già andato, se ne sta andando in quel momento. Lo scopriamo d'improvviso perché tra i volti degli apostoli ce n'è uno colto nell'atto di voltarsi verso un uscio nascosto nell'area più oscura della stanza. Giuda è lì, confinato fra la tavola e la porta. Ha appena preso il boccone dalla tavola, ha udito le parole del Maestro: «Quello che devi fare fallo presto» ed eccolo sull'uscio, pronto per essere inghiottito da quella notte che prima di essere un’annotazione temporale descrive lo stato dell'anima del traditore.

Il buon pastore (Koder)

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Cristo alla porta (Martinotti)

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Antonio Martinotti (Pavia 1908 - Milano 1999) Cristo alla porta, 1953, olio su tela, Collezione Privata, Monza.

L'immagine più potente del Cristo alla porta, però, l'ha dipinta Antonio Martinotti, artista italiano scomparso nel 1999. Non ci è dato di vedere nulla del corpo del Salvatore, se non il volto e la mano dietro a un'impressionate scorcio di porta. Anche questa non ha maniglia, la mano del Cristo è allo spiraglio, come canta il Cantico dei cantici, e apre il suo Mistero al nostro mondo, bruno di terra, come la porta che ci divide. Sopra le nostre oscurità si è aperto uno spiraglio di luce, schegge d’oro ci investono: il Signore ha bussato. Chi gli ha aperto? Qualcuno ha aperto. E dietro l'apertura di quell’uno, ora anche i nostri occhi vedono lo sguardo del Redentore così carico di dolente attesa e di domanda: «Quando tornerò sulla terra, troverò la fede?» Lo sguardo del Cristo tradisce ciò che lo stesso artista aveva visto negli orrori della guerra, nell'esperienza del Lager. Che cosa vedrebbe ora il Pastore se tornasse fra le sue pecore? Fa male quello sguardo. Tutta la luce del quadro è lì, negli occhi mesti e profondi di Gesù.